Dott. RENATO MONTEMURRO. FORMAZIONE ED ATTIVITA' SVOLTE.

 

L'uso prolungato di una classe di psicofarmaci potrebbe essere collegato all'aumento della probabilità di sviluppare il morbo di alzheimer. AGENZIA DEL FARMACO 

http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/luso-lungo-termine-di-una-classe-di-psicofarmaci-potrebbe-essere-collegato-al-morbo-di-alzhe 

Psicoterapie che si applicano in studio

PSICOTERAPIA BREVI: COGNITIVO COMPORTAMENTALE, PSICODINAMICA BREVE, IPNOSI CLINICA, BIOFEEDBACK ED ALTRE METODICHE SECONDO IL PROBLEMA ESPRESSO  

 Per chi accompagna in studio la persona per la prima volta, o per chi accompagna chi soffre di attacco di panico o per altro motivo, lo studio per la discrezione della persona ha due stanze per l'attesa, nella eventualità che  la seduta si prolungasse o che il paziente successivo dovesse arrivare in anticipo rispetto al suo appuntamento. 

 

  CURRICULUM, Percorso Professionale

     Dott. Renato Montemurro      

Psicologo Psicoterapeuta 

 

 ESPERIENZA PIU' CHE TRENTENNALE  NELL'AMBITO DELLA PSICOLOGIA CLINICA E CON PARTITA IVA

 

Iscritto All’albo degli Psicologi della regione Basilicata al N° 92

 

STUDI:                                           Orario Continuato, Anche Pausa Pranzo.

 

Per la  provincia BAT (Barletta, Andria, Trani).   Sede

Via Achille Bruni, 17 -  76121 Barletta (BT)

Tel. 0883-518895        

 

Cell. : 3771067469

 

 Per la  provincia di Matera, per la città di Altamura e città limitrofe.    Sede

Via Lupo Protospata, 48  75100 Matera

 Tel. 0835-333037     cell. : 3771067469   

 SITI WEB:   

 www.psicologia-montemurro.it ;  

 e-mail: renatomont@alice.it         

Skype : renato.montemurro

 

AMBITI DI COMPETENZA:

 

Disturbo: di Relazione, di Coppia, dell’ Umore, Ansia, Depressione, del Comportamento, Psicosomatico, Attacchi di Panico, Fobie, Comportamento Ossessivo Compulsivo, della Sfera Sessuale, del Comportamento Alimentare.

Preparazione alla Maternità e al Parto. Assistenza psicologica dopo il parto.

Dipendenze da: Sostanze Stupefacenti (Droghe), da Psicofarmaci, dal Gioco (Video Poker, Gratta e Vinci ecc.), Internet, Dipendenza Affettiva

Rilassamento.

 

MODALITA’ D’INTERVENTO:

 Psicoterapia individuale, di Coppia, della Famiglia.

Psicoterapia di gruppo.

Gruppi di Sostegno, Gruppi Tematici

Gruppi Balint.

Training Autogeno Somatico (Cognitivo Comportamentale)

Training Autogeno Superiore o Analitico (Psicodinamico)

Visualizzazioni guidate (Psicodinamico)

Immaginario psichico (Psicodinamico)

Ipnosi (Cognitivo Comportamentale)

Doppio Binario di W. Kretschmer (Cognitivo Comportamentale e Psicodinamico)

Rilassamento Frazionato (Cognitivo Comportamentale)

Rilassamento progressivo secondo la metodologia  di Edmund Jacobson (Cognitivo Comportamentale)

Esercizio di Respirazione lenta secondo la metodologia di Edmund Jacobson (Cognitivo Comportamentale)

Biofeedback (Cognitivo Comportamentale).

 

  FORMAZIONE

 

 Laureato in Psicologia, Indirizzo Applicativo, nel 1986, presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Padova, con la tesi “Aspetti psicologici dell’Ipertensione Essenziale”.

Iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Basilicata al n. d’ord. 92 dal 1993

Autorizzato all’esercizio della PSICOTERAPIA dal 1994

SPECIALIZZATO in Psicoterapia Autogena e Psicoterapie Brevi, Corso Quadriennale, presso la Scuola di Specializzazione C.I.S.S.P.A.T. di PD con la tesi dal titolo “Caso di attacco di panico senza agorafobia, trattato con T.A.”

Ha frequentato il Master di II° livelloPsicopatologia e Neuropsicologia Forense” presso la Facoltà di Psicologia di Padova con la tesi dal titolo Aspetti psicologici e giuridici nella separazione giudiziale: Effetti sulla prole, Parental Alienation Syndrome, P.A.S.”

Ha frequentato il Seminario presso il C.I.S.F.E.R di Padova, sul “Rilassamento Terapeutico nel Bambino”, condotto dalla dott.ssa Marika BOUNES (Ospedale Pediatrico Armand Trousseau di Parigi).

Ha frequentato il corso d’aggiornamento sul tema: “La Schizofrenia” presso l’Ospedale Civile di Padova.

Ha svolto attività di volontariato come responsabile dell’area Socio-Psico-Pedagogico presso due consultori privati (ONLUS) dal 1990 al 2003.

 

PROFESSIONE

Ha lavorato, a tempo determinato, presso il SSN con la qualifica di Psicologo "1° Livello Dirigenziale" per il Servizio di Medicina Scolastica.

Ha conseguito l’IDONEITA’ al Concorso Pubblico per Titoli ed Esami per Psicologo Collaboratore 22-07-1991

Esercita la Libera professione di PSICOLOGO 1986 e di PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA dal 1994.

Ha la partita IVA dal 1986, ha avviato due studi privati di Psicologia nel 1986 a Matera, nel 1990 a Barletta

 

 SI OCCUPA di:

Psicologia Clinica.

Psicologia Applicata.

Psicologia Scolastica.

Psicologia giuridica della coppia e della famiglia. Separazioni giudiziale.

Mediazione Familiare. Consulenze di parte (CTP).

Neuropsicologia.

Neuropsicologia Forense.

Psicodiagnostica computerizzata

Epigenetica.

Psicoterapia individuale, di coppia, della famiglia, dell’adolescenza e dell’infanzia.

Psicoterapia di Gruppo; Gruppi Balint.

 

ALTRE ESPERIENZE LAVORATIVE

 Ha Tenuto lezioni di Psicologia in Corsi d’Aggiornamento professionale per Insegnanti di Scuola Materna Comunale e per Assistenti e Vigilatrici d’Infanzia operanti negli Asili Nido.

 RELATORE al Convegno: “Sessualità e fecondità oggi: dalle radici dell’uomo della donna e dell’amore. Nuovi ruoli sessuali nella vita d’oggi”.

DOCENTE - RELATORE - INTERLOCUTORE al Corso d’Aggiornamento sul tema: “Dinamiche relazionali nei consigli di classe, nelle attività individualizzate e nelle attività di gruppo” presso la Scuola Media Statale “Giovanni XXIII”.

Dal 02/05/1991 al 10/01/2003, presso l’ENTE E.C.C.I.A.S.S. di Trinitapoli (FG) ha svolto l’attività di Psicologo, quale membro del CONSULTORIO FAMILIARE, espressione dell’Ente su menzionato, e con la carica di Responsabile dell’area Socio-Psico-Pedagogica.

 

Le funzioni svolte riguardano:

 

  1. Consulenze psicologiche per problematiche sulla formazione e educazione dei figli, sostegno psicologico in situazioni di disadattamento individuale e familiare.
  2. Consulenze psicologiche nei casi di contrazione anticipata di matrimonio.
  3. Consulenze psicologiche nei casi di richiesta d’Idoneità all’Adozione Nazionale ed Internazionale.
  4. Costituzione e conduzione di gruppi Balint per problematiche comuni.
  5. Corsi di preparazione alla Maternità e al Parto.
  6. Intervento in favore dei Minori soggetti a rischio di disagio (Legge 216/91) realizzato attraverso il “Progetto Arcobaleno” dell’Associazione Volontariato Vincenziano di Trinitapoli.
  7. Assistenza psicologica nelle scuole, realizzata su richiesta ed in collaborazione delle stesse.

 

A tale proposito sono stati realizzati i seguenti interventi:

 

  • A.S. 1991/92, presso la scuola Media Statale “G. Garibaldi” di Trinitapoli, con la finalità di “migliorare socializzazione e cooperazione tra gli alunni”.
  • A.S. 1992/93, presso il Liceo Classico e Pedagogico di Trinitapoli, attraverso la formazione del C.I.C. (Centro Informazione e Consulenza), secondo la circolare ministeriale Pubblica Istruzione n. 362 del 22/12/1992.

  Presso l’I.P.S.I.A. “ARCHIMEDE” di Barletta, con l’incarico di relatore, ha tenuto la docenza per il “Corso di alta Qualificazione” su “Particolari strategie tecniche pedagogiche e didattiche mirate all’integrazione tramite la costruzione di percorsi scuola-lavoro” rivolto agli Insegnanti impegnati nelle attività di sostegno e d’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap.

 Presso la Scuola. E. S. “San Domenico Savio” di Barletta con l’incarico di psicologo esperto della riabilitazione dei disturbi del linguaggio, ha partecipato alla realizzazione dei progetti:

  1. “Logopedia ed handicap”
  2. “Sportello Genitori”

         svolgendo i seguenti compiti:

  • Riabilitazione dei disturbi del linguaggio.
  • Consulenza a docenti e genitori.

 

 PSICOLOGIA GIURIDICA

E’ stato Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) per conto del Tribunale per i Minori di Potenza

E’ Consulente Tecnico di Parte (CTP)

 Aderisce al Protocollo d’Intesa con: 

1) Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. 

2) Guardia di Finanza. 

3) Il Ministero dell'Interno e Dipartimento di Pubblica Sicurezza. 

4) AssoMedico.

 

EPIGENETICA. AFFIDARSI ALLE FIGURE PROFESSIONALI COMPETENTI E DI ESPERIENZA.

Da PsicologiOnline:    "Non è possibile risolvere un problema, con lo stesso livello di pensiero che sta creando il problema"
                                      (Albert Einstein)

EPIGENETICA

 http://www.focus.it/scienza/scienze/che-cos-e-e-come-funziona-l-epigenetica

  Quando si vede il filmato sceglire la lingua in italiano, per avere la traduzione scritta che scorre

PER APPROFONDIMENTI VEDERE AL LATO DELLA PAGINA, EPIGENETICA, NEURONI SPECCHIO Pagine 2 e 3.

 

LA PSICOLOGIA SI OCCUPA DELLA SALUTE PSICHICA DELLA PERSONA, FA PARTE DEL S.S.N. (SISTEMA SANITARIO NAZIONALE). LA PSICOTERAPIA E' UFFICIALMENTE RICONOSCIUTA FRA I COSIDDETTI “LEA”, I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA: E' CIOE' UN COMPONENTE ESSENZIALE DELL'ASSISTENZA SANITARIA.   

POSSONO ESERCITARE LA PSICOTERAPIA GLI PSICOLOGI  CHE SONO ABILITATI ALLA PSICOTERAPIA. L’ABILITAZONE VIENE RILASCIATA DALL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA REGIONE IN CUI LO PSICOLOGO E’ ISCRITTO.

  

LA PSICOTERAPIA E’ UNA SPECIALIZZAZZIONE CHE SI CONSEGUE DOPO LA LAUREA IN PSICOLOGIA, COME PER ESMPIO PER LA MEDICINA SPECIALISTI SONO, IL CARDIOLOGO, IL DERMATOLOGO, L’OCULISTA ECC. 

  

 A tale proposito consultare l' opuscolo Associazione Consumatori dell' Emilia.

 
Sintomo in medicina e sintomo in psicologia


Il sintomo viene definito nel vocabolario della lingua italiana come un segnale, un indizio rivelatore di un fenomeno.

Quando questo sintomo (segnale) è avvertito da un soggetto in quanto portatore di un disequilibrio che produce un malessere, lo stesso si rivolge al medico, il quale attraverso il suo sapere e con l'aiuto della diagnostica (analisi, lastre etc.) risale alla causa per formulare una diagnosi e prescrivere la relativa cura.


Sintomo in medicina

Potremmo a questo punto affermare che un sintomo medico richiede una Clinica dello sguardo, dell'osservazione, dell'occhio professionale che rilevi nel sintomo ­ segnale ­ la disfunzione per eliminarla e ripristinare l'equilibrio e dunque il benessere del soggetto. 
DIAGNOSI DESCRITTIVA,SINTOMATICA.


Sintomo in psicologia

Può capitare che un sintomo "segnale" trovi nel "Corpo" ( i sintomi psicosomatici, ecc.) o ancora nella "Mente" ( il fenomeno depressivo, l'ansia, disturbi cognitivi) il luogo privilegiato per esprimersi: in questi casi un soggetto si trova a far fronte a qualcosa di indefinito, inspiegabile con cui è difficile convivere per lo stato di malessere che tale segnale produce.
Il Soggetto a questo punto si trova a dover confrontarsi con qualcosa di incomprensibile, potremo dire con un enigma, con un mal-essere di cui si lamenta ma che non ne comprende le motivazioni, l'origine, il perché.
Certe volte l'apparizione di questa tipologia di sintomi che potremmo definire analitici si presenta paradossalmente in momenti della vita in cui il soggetto sente che le "sue cose" vanno per il verso giusto, che nella realtà che lo riguarda non c'è niente che possa apparentemente fare da causa al disagio e alla sofferenza in cui sente di essere "precipitato".
Potremo a questo punto affermare che un sintomo analitico richiede di essere decifrato.
Freud definisce il sintomo analitico una metafora, vale a dire qualcosa che sta al posto di qualche altra cosa, un segnale che come una matassa richiede di essere dipanato, un segnale al cui interno si cela un significato, un senso che rimanda alla storia e alle vicende più intime del soggetto.
Dunque il sintomo analitico non può essere trattato come il sintomo medico.
In questo caso la clinica dello sguardo da parte dell'esperto non consente al soggetto di dispiegare gli intrecci, i risvolti che tale segnale richiede. La sua sofferenza che sfocia molto spesso nell'angoscia necessita di una interpretazione, necessita l'implicazione del soggetto stesso che attraverso un percorso di parola arrivi a trovare le risposte a lui consone al sintomo "segnale".
I meandri della sua esistenza, le scelte, i desideri non espressi, le rimozioni rispetto a momenti, a sensazioni, a pensieri, questo materiale è spesso implicato nel sintomo analitico.
Con Freud dunque si è passati dalla clinica dello sguardo alla clinica dell'Ascolto.
Il medico implicato non può più prospettare una guarigione indotta dall'esterno da cui il soggetto passivamente aspetta il risultato, ma dovrà farsi "guida" del Soggetto che attivamente si coinvolge nel decifrare e nella scoperta del senso che il sintomo "segnale" porta con sé.
DIAGNOSI ESPLICATIVA.
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E' importante considerare, che chi prende PSICOFARMACI, non dovrebbe Guidare la Macchina, o Bere Alcolici.

 

  Il Codice della Strada, nella disposizione dell’art.187, prevede che "1. bis - Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope e’ punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da tre mesi ad un anno".

I DISTURBI PSICOLOGICI SONO SOFFERENZE A VOLTE INSOPPORTABILI

 Malattie inventate,  a volte farmaci inutili.  

 

Da diversi anni le industrie farmaceutiche, utilizzando la loro enorme influenza sulla medicina ufficiale, stanno "commercializzando" la paura. Il loro intento è quello di "ridefinire" le malattie, abbassare la soglia per la prescrizione delle cure e in taluni casi, addirittura inventare nuove patologie. "Gli inventori delle malattie" (Lindau) del giornalista medico Jörg Blech e "Farmaci che ammalano" (Nuovi Mondi Media) di Ray Moynihan e Alan Cassels sono due dei molti libri che cercano di fare luce su questa pericolosissima tendenza a "medicalizzare" ogni aspetto della vita. Per espandere il mercato dei farmaci vengono continuamente ridefinite le soglie di "normalità" e "patologia" della pressione arteriosa e della colesterolemia, in modo da estendere enormemente il bacino di potenziali acquirenti dei farmaci per le suddette condizioni. L'industria della salute, per assicurarsi una continua crescita del mercato, sta trasformando normali alti e bassi della vita quotidiana, disturbi lievi e comuni, in malattie potenzialmente serie per cui è necessario assumere farmaci. La menopausa è proprio una malattia? La timidezza è veramente un "disturbo sociale ansiogeno"? Siamo davvero tutti malati?

Daniele Segnini

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PSICOLOGI  

 «Attenti agli psicofarmaci»

 

Come presidente dell'Ordine degli Psicologi del Veneto e anche a nome di molti colleghi e operatori del settore, desidero con questa lettera aperta informare correttamente i cittadini, gli utenti o - usando un termine che non amo - i pazienti, sull'efficacia e sulla sicurezza degli interventi psicologici, psicoterapeutici e psicoanalitici rispetto alle terapie con psicofarmaci. Le ricerche sull'efficacia degli antidepressivi piu recenti (SSRI) sono piuttosto sconvolgenti. Analizzando tutte le ricerche depositate presso l'Ente Americano che autorizza l'immissione dei farmaci in commercio si è scoperto che il beneficio del farmaco è solo di poco superiore all'effetto placebo dovuto alla suggestione psicologica, cioè al miglioramento che si ottiene somministrando al paziente un'innocua pastiglia di borotalco. Per la precisione è stato dimostrato che l'entità del miglioramento è dovuta per il 90% all'effetto psicologico e al 10% al farmaco. Dunque con gli psicofarmaci si avrebbero gli stessi effetti dell'assunzione di acqua e zucchero, l'effetto placebo per antonomasia ma purtroppo anche effetti collaterali importanti, come riportati all'interno delle confezioni. Allora, forse, è meglio "acqua e zucchero". In passato c'è stata anche "l'accusa di inventare malattie solo per permettere all'industria farmaceutica di vendere nuove pillole". E se in questa affermazione ci fosse qualcosa di vero? Quanto sta accadendo in questi giorni in Lombardia, riguardo le cliniche convenzionate che inventavano patologie e operazioni, se confermato dagli inquirenti, prospetta uno scenario inquietante e in linea con questa ipotesi.

  

Infine a difesa dell'importanza delle psicoterapie, degli interventi psicologici e della psicoanalisi, è doveroso citare uno studio del prof. Giuseppe Sartori, ordinario di Neuropsicologia Clinica e Neuroscienze Cognitive all'Università degli Studi di Padova e consigliere dell'Ordine Psicologi del Veneto. Il suggestivo titolo "La psicoterapia modifica il cervello?" introduce all'analisi scientifica di come "la struttura nervosa alla base del comportamento possa subire importanti cambiamenti sia nella sua struttura che nella sua organizzazione funzionale a seguito della semplice interazione con l'ambiente". Questi risultati sono molto importanti perché mostrano come l'apparente incompatibilità fra spiegazioni della malattia mentale di tipo endogeno e spiegazioni che enfatizzano aspetti dell'interazione dell'individuo con l'ambiente sia più basata su astratte formulazioni teoriche che su solidi dati empirici. La psicoterapia è una tecnica di modificazione del funzionamento mentale effettuata con metodi di tipo psicologico e quindi in senso lato comportamentali in quanto derivanti dall'interazione dello psicoterapeuta con il paziente. Citando infine il prof. Eric Kandel, neurobiologo e psicoanalista e premio Nobel per i suoi studi sulle basi cellulari dell'apprendimento, Sartori ne riassume i principi: 1) tutti i processi mentali, anche i più complessi, derivano da operazioni del cervello 2) se la psicoterapia produce cambiamenti a lungo termine, lo fa attraverso l'apprendimento e questo produce cambiamenti nell'espressione genica che altera la forza delle sinapsi producendo cambiamenti anche strutturali nel cervello.

Marco Nicolussi Psicologo e Psicoterapeuta Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto; Elisabetta Copetti Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi del Veneto. 

MALATTIE E CASE FARMACEUTICHE

 

http://www.dionidream.com/denuncia-shock-approvava-psicofarmaci-pagato-dalle-case-farmaceutiche/

 

Tratto dalla rassegna stampa di www.giulemanidaibambini.org 

Campagna sociale nazionale  contro gli abusi nella prescrizione 

di psicofarmaci a bambini ed adolescenti 

 

MALATTIE Queste sono inventate

  

CRESCONO LE DENUNCE DEGLI STUDIOSI E DEI CONSUMATORI "STRATEGIE MILIARDARIE PER GONFIARE IL MERCATO DEI FARMACI CHE METTONO A 

RISCHIO LA SALUTE" 

 

Sembra essersi ispirata alle parole che Jules Romains mette in bocca al medico  protagonista del romanzo «Lo strano caso del dottor Knock»: «La persona sana è quella che non sa ancora di essere malata». Così, mossa da un marketing tanto avido di risultati quanto povero di nuove offerte valide, l’industria farmaceutica si è fatta creatrice di malattie, malattie nuove in grado di ridare fiato a farmaci già disponibili in un mercato ormai saturo. Anziché trovare farmaci nuovi per le malattie conosciute, si stanno creando malattie nuove per i farmaci esistenti. 

L'operazione, battezzata negli Usa «disease mongering», «commercializzazione delle malattie», sta riscuotendo grandi successi nei consigli d'amministrazione, ma genera preoccupazioni sempre maggiori tra l’opinione pubblica. Le dedica un’analisi allarmata anche la rivista « Public Library of Sciences - Medicine »: l’editoriale dei due studiosi dell'università di Newcastle - Ray Moynihan e David Henry - rivela che «il “disease mongering” equivale ad allargare i confini di una malattia per ampliare il mercato dei farmaci». E intanto «Consumers International», la federazione mondiale delle organizzazioni dei consumatori, denuncia le multinazionali del farmaco, che nell’ultimo anno hanno investito in marketing 60 miliardi di dollari, il doppio di quanto hanno speso in ricerca, manipolando le emozioni e le paure delle opinioni pubbliche. 

E’ una strategia che avanza su fronti diversi. Primo: sono state trasformate in malattie che hanno bisogno di cure condizioni invece fisiologiche, come l'osteoporosi o la menopausa. Secondo: l'aumento del colesterolo nel sangue è stato ripresentato come una variazione inesorabilmente legata a malattie della circolazione e quindi, bisognosa di cure. Terzo: si tenta una specie di «doping» della salute e così, farmaci  commercializzati per l’impotenza maschile, sono stati proposti con campagne promozionali a una fetta più larga di uomini per migliorare le prestazioni sessuali. Quarto: i bambini un po’ troppo vivaci sono diventati vittime del «Disturbo del Deficit di Attenzione», allargando la griglia diagnostica della malattia e con stime generose sulla sua diffusione. Quinto: valori di pressione tra 120 e 140 non possono più farci dormire sonni tranquilli, perché indicano una stato di «pre-ipertensione». 

Il «disease mongering» - è la denuncia di molte associazioni di consumatori – è costruito con l’occhio ai bilanci aziendali anziché ai bisogni delle persone. Se fino a metà del secolo scorso i nemici erano soprattutto fuori dal corpo e l’inizio e la fine della malattia infettiva segnavano la perdita e il recupero della salute, già a fine Anni ‘50 lo studioso Usa Alfred Keys è stato uno dei primi a sottolineare il collegamento statistico tra aumento di colesterolo nel sangue e malattie di cuore: e a quel punto il limite tra salute e malattia cominciò a farsi sfumato. In ogni caso si era ancora nell’ambito del conservare o ripristinare la salute: era il compito della medicina. Ma - ha osservato Georges Vigarello nel saggio «Il Sano e il Malato» - stava per arrivare un vento diverso: «Una visione più moderna non si accontenta più di un aspetto statico. 

Bisogna migliorare e perfezionare un bene, i cui limiti si rivelano più aperti. E’ l’approfondimento della salute che diventa un dovere e non solo la lotta contro il male». 

Così scatta una nuova alleanza. L’industria farmaceutica si trova davanti, oltre ai malati, i sani, i quali vogliono sempre di più: lottare contro l’invecchiamento, la bruttezza, le scarse performances sportive e sessuali. 

Ecco perché il «disease mongering» è nel solco di una trasformazione culturale dei rapporti farmaco- società. Con un passaggio imprudente, però. Quando una persona sana ricorre a un farmaco nuovo, definito sicuro, dovrebbe tener conto del fatto che negli Usa l’organismo di controllo sui farmaci - la Food&Drug Administration - «ha dichiarato che quasi 20 milioni di americani sono stati esposti a cinque farmaci poi ritirati dal mercato per ragioni di sicurezza ». E’ anche per questo motivo che nell’articolo «Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering», pubblicato sul «British medical Journal», si raccomandano due strategie per «demedicalizzare ciò che è una condizione normale».  

Primo: tenere a distanza le informazioni su questa o quella malattia provenienti dal mondo dell’industria. 

Secondo: fidarsi solo di fonti indipendenti. 

 Stefano Cagliano 

Tratto da: Tuttoscienze, supplemento de La Stampa – 12/07/2006

 

MALATTIE INVENTATE

 / Notizie salute / Nuove sindromi, le malattie inventate per vendere farmaci

Nuove sindromi, le malattie inventate per vendere farmaci 

Nuove sindromi definite a tavolino. Fattori di rischio trasformati in patologie. Alti e bassi della vita considerati gravi disturbi. Ecco come l’industria farmaceutica ci trasforma tutti in pazienti. Per vendere sempre più farmaci.

C’è una storia interessante raccontata in uno degli ultimi numeri del Bollettino d’informazione sui farmaci, austera pubblicazione del ministero della Salute. Eccola: dalla fine degli anni 80 hanno iniziato a riunirsi periodicamente a Roma alcuni gruppi di specialisti dell’intestino, con il compito di discutere tutte le malattie cui questo organo può andare incontro. Finora ne hanno descritte minuziosamente 21, tra cui la stipsi cronica, che colpisce chi non va di corpo «spontaneamente» almeno tre volte la settimana da oltre sei mesi.

Lo zelo classificatorio degli esperti è ben applicato, ironizza l’editoriale sul Bollettino, dato che uno studio clinico «randomizzato e controllato a doppio cieco con placebo ha appurato che un farmaco già in commercio in Usa, in attesa di approvazione in Italia, ndr, produce un’evacuazione spontanea in più ogni due settimane, al costo di circa 100 dollari per “evento” aggiuntivo».

Moltiplicando il numero degli eventi aggiuntivi per quello degli interessati alla questione («Almeno 4 milioni di italiani» informa uno degli ultimi comunicati stampa giunti in redazione), si comprende la generosità con cui varie industrie farmaceutiche hanno sovvenzionato per anni le riunioni di Roma e le associazioni di pazienti che si sono costituite per richiamare l’attenzione sui disturbi intestinali.

Ci sarebbe quasi da sorridere se l’argomento non fosse dei più seri, perché il caso della stipsi cronica, o la sindrome del colon irritabile, l’altra faccia della medaglia, sono due esempi fra tanti di come l’industria della salute, per assicurarsi una continua crescita del mercato, stia trasformando normali alti e bassi della vita quotidiana, disturbi lievi e comuni, in malattie potenzialmente serie per cui è necessario assumere farmaci. Un fenomeno su cui medici, ricercatori e giornalisti specializzati cominciano a mettere in guardia. Uscirà ad aprile Gli inventori delle malattie (Lindau) del giornalista medico Jörg Blech, che segue di pochi mesi Farmaci che ammalano (Nuovi Mondi Media) di Ray Moynihan e Alan Cassels.

A rifletterci con senso critico, certe notizie puzzano. Osteoporosi: secondo stime che escono sui giornali, sarebbe a rischio quasi metà delle persone dai 65 anni. Colesterolo: i dati usciti poche settimane fa indicavano che un italiano su due viaggia oltre le soglie di rischio. E la depressione? Sembra che colpisca 330 milioni di persone e che il 90 per cento sia curato inadeguatamente. Siamo davvero tutti malati? C’è qualcosa che non torna. Anche perché, come ha osservato candidamente l’amministratore di un’industria farmaceutica, «se sommiamo tutte le statistiche, ognuno di noi dovrebbe avere all’incirca 20 malattie».
Quella di considerare tutti malati, come sognava il dottor Knock nel Trionfo della medicina, è un processo che ha una causa semplice. Come scrive brutalmente Blech, «per poter mantenere inalterata l’enorme crescita avuta negli anni passati, l’industria della salute deve prescrivere sempre più spesso farmaci a persone che sono sane». Già trent’anni fa, raccontano Moynihan e Cassels, il direttore della Merck Henry Gadsden, vicino alla pensione, si crucciava di poter vendere soltanto ai malati e sognava un mercato potenziale in cui «tutti» fossero clienti della sua industria.

I meccanismi con cui ciò sta davvero avvenendo, e il grado cui si è spinta l’impresa, sono però sbalorditivi. «Dagli studi clinici sui farmaci alle riviste scientifiche, fino ai congressi medici, alle campagne di sensibilizzazione sulle malattie e alla pubblicità diretta o indiretta, è colonizzata l’intera medicina» sostiene Nicola Magrini, direttore del Ceveas, il Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria. Le strategie di marketing dell’industria farmaceutica sono efficienti e gli espedienti per creare nuove malattie consolidati. Lo racconta con dovizia di particolari Moynihan che dedica ogni capitolo del suo libro a un caso, dal colesterolo all’ipertensione, dalla depressione alla disfunzione sessuale femminile.

UN MALE PER OGNI PILLOLA
Nelle strategie del marketing, prima del farmaco viene promossa la malattia

OSTEOPOROSI, UN BUSINESS
La densità ossea, misurabile con la mineralometria, è solo uno dei fattori, neppure il più importante, della probabilità di una frattura.
Nonostante ciò, grazie anche a una campagna massiccia di marketing e pubbliche relazioni cominciata oltre dieci anni fa, i test per la densità ossea si sono moltiplicati esponenzialmente e l’osteoporosi da fattore di rischio è stata trasformata in «malattia certificabile». I farmaci per trattarla sono tra i più prescritti.

MASCHI AL CREPUSCOLO
Anche gli uomini, al pari delle donne, avrebbero la loro menopausa, dovuta a un lento calo degli ormoni maschili. Conseguenze: una sorta di crepuscolo della virilità e sintomi come calo del desiderio, erezioni meno forti, minori capacità sportive, depressione, perdita di peso, sonnolenza, riduzione della capacità lavorativa. Secondo varie campagne di sensibilizzazione, l’andropausa è un problema sottovalutato che andrebbe invece affrontato, anche con farmaci.

MALATI DI TIMIDEZZA
Una volta si chiamava timidezza, ora si chiama «disturbo d’ansia sociale». Consiste in «un senso generale di disagio quando si è in mezzo ad altre persone che può limitare la propria capacità di interagire». Una campagna di pubbliche relazioni ben orchestrata, che in Italia è stata meno ossessiva rispetto ad altri paesi, ha cominciato a sensibilizzare su questa condizione, che sarebbe sottodiagnosticata e sottocurata, per spingere un farmaco.

SIAMO TUTTI DEPRESSI
«Hai provato sentimenti di tristezza, perdita di interesse, difficoltà a dormire, o difficoltà a concentrarti? Questi e altri sintomi, se sperimentati quasi ogni giorno per almeno due settimane, potrebbero indicare che soffri di depressione» dice il sito internet di un antidepressivo. In vari paesi le vendite di questi farmaci sono triplicate negli anni 90 anche se, secondo gli studi, i benefici sono più modesti di quanto faccia intendere la promozione, e l’efficacia limitata ai casi gravi.

COLESTEROLO, CHE MANIA
Dalla metà degli anni 90 quattro diverse edizioni di linee guida hanno abbassato sempre più il livello di colesterolo definibile normale. Lo stesso è accaduto con l’ipertensione e la glicemia, tanto che la fascia di popolazione per cui si ritiene necessario un intervento farmacologico è sempre più ampia.
Si tratta di fattori di rischio controllabili spesso con semplici cambiamenti nello stile di vita, che si sono trasformati in malattie vere e proprie.

Per mezzo di studi discutibili dal punto di vista epidemiologico, si fanno apparire alcuni problemi assai più gravi di quanto non siano. Anni fa si è cominciato a ripetere che un terzo della popolazione soffrirebbe di malattie mentali, ansia, depressione… Come nascono queste cifre? In vari paesi si svolgono indagini, in genere commissionate e sponsorizzate dall’industria, in cui test tipo: «Ti sei sentito triste e apatico per più di due settimane nell’ultimo anno?» vengono usati come criteri diagnostici. La risposta positiva comporta l’iscrizione d’ufficio nel registro dei depressi, che alla fine risultano un esercito.

Ma i trucchi possono essere altri. Si trasforma un semplice fattore di rischio, come una diminuita densità delle ossa, in malattia vera e propria, l’osteoporosi. O si abbassano sempre più le soglie di normalità di certi parametri, colesterolo, ipertensione, glicemia, e automaticamente i potenziali malati raddoppiano o triplicano.

Nessuno di questi dati è inventato. Dietro le definizioni ci sono gruppi di esperti che stilano linee guida di trattamento e criteri diagnostici. Numeri e cifre sono stati in molti casi pubblicati sulle più importanti riviste mediche. E proprio questo è il segno di quanto vasto sia il condizionamento. Alla base di tutto c’è la contiguità, inopportuna ma ormai inevitabile, tra medici e industria. «Secondo vari studi, il 90 per cento dei ricercatori che elabora linee guida ha conflitti di interesse» valuta Giovanni Fava, docente di psicologia clinica all’Università di Bologna. Otto dei nove esperti che hanno redatto le ultime direttive sul colesterolo, informano Moynihan e Cassels, lavorano anche come relatori, consulenti o ricercatori per le maggiori multinazionali del farmaco.

Sono corrotti? «Spesso svolgono il loro lavoro ritenendosi indipendenti. Alcuni lo sono. Altri credono di esserlo ma non si rendono conto che nella scelta delle informazioni che forniscono, nell’enfasi su un aspetto piuttosto che su un altro, senza dire cose false le presentano in una luce poco scientifica, parziale, a volte tendenziosa, trasformandosi inconsapevolmente in fonti pubblicitarie» risponde Marco Bobbio, cardiologo alle Molinette di Torino, tra i primi a sollevare il tema del conflitto di interessi in medicina.
C’è chi invoca l’argomento che, prendendo soldi da molte industrie e non da una sola, un esperto si trova al di sopra delle parti. Però è un fatto che gli studi clinici sponsorizzati da un’azienda hanno una probabilità quintupla di dare risultati favorevoli all’industria di quelli finanziati da altre fonti.

«C’è una forte evidenza» ha scritto su Plos Medicine Richard Smith, ex direttore del British Medical Journal «che le aziende ottengano i risultati che vogliono». E i canali per farlo sono tanti. «Nei congressi scientifici» spiega Bobbio «le industrie organizzano simposi di cui scelgono tema e oratori, a pagamento. I medici assistono e pensano di trovarsi di fronte a informazioni scientifiche, avvalorate da esperti. In realtà sono informazioni condizionate da interessi commerciali. Basterebbe dirlo apertamente».
Perfino le associazioni per la tutela dei pazienti si reggono per la maggior parte sui finanziamenti di case farmaceutiche, visto che tenere alta l’attenzione sulle malattie è uno dei modi più efficaci per vendere farmaci. I media sono parte integrante del meccanismo. Agenzie di pubbliche relazioni confezionano per giornali e tv documenti in cui si mostra l’importanza della patologia, condita dai dati su quante persone ne sono affette e sul fatto che la maggior parte non riceve cure adeguate, più il commento di autorevoli esperti.

Ogni tanto, la rivelazione di qualche documento riservato porta alla luce scenari inquietanti. Il British Medical Journal, riporta Blech nel libro, ha pubblicato alcuni anni fa il piano strategico dell’agenzia di pubbliche relazioni In Vivo communications. Stando al piano, un programma di educazione sanitaria di tre anni, con interviste a famosi opinion maker, avrebbe dovuto presentare i disturbi intestinali come «una vera e propia malattia, credibile e frequente».
Una nota agenzia internazionale di pubbliche relazioni con uffici anche a Milano dichiara nel suo sito internet che, in tema di promozione dei farmaci, il successo dei suoi sforzi comunicativi è nel lavoro svolto per «coltivare il mercato» ancora prima che il medicinale vi arrivi. E il mercato si coltiva convincendo le donne che la menopausa non è una fase naturale della vita, ma una malattia da perdita di estrogeni; o che se si prova «un senso generale di disagio quando si è in mezzo ad altri», si può soffrire di disturbo d’ansia sociale; o che 40 donne su 100 sono affette da «disfunzione sessuale».

Queste strategie di marketing fanno impressione solo perché in campo c’è la salute. «Per il resto» testimonia Franco Bellé, ex informatore scientifico che ha scritto La mala ricetta (Frilli editori) dopo aver lasciato il lavoro di rappresentante «il farmaco è come una merendina. Gli vengono applicati gli stessi metodi di marketing usati per i beni di largo consumo».
In fondo, trent’anni fa il filosofo «eretico» Ivan Ilich parlava già in Nemesi medica della «paradossale nocività di un sistema medico che non conosce limiti» e descriveva una società-clinica di cittadini-pazienti.

- Fonte Panorama -

 Molte malattie sono purtroppo reali, dolorose, mortali e la ricerca, (quella vera) ha prodotto rimedi efficaci contro alcune di esse ( Dott. R. Montemurro). 

 

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