Cinque credenze che ostacolano l’avvio di una terapia

Psicologo?! No, grazie! – Cinque credenze che ostacolano l’avvio di una terapia

Monia Crimaldi | 29 marzo 2017 |                        

Nonostante la psicologia susciti grande curiosità e fascino sulla maggior parte delle persone, ad oggi sono ancora pochi coloro che scelgono di intraprendere un percorso psicologico. Negli anni sono stati abbattuti molti pregiudizi e stigmi che caratterizzavano la scelta di rivolgersi ad uno psicologo, primo fra tutti quello secondo cui è una scelta che compie solo chi è “pazzo”.

Vi sono, tuttavia, una serie di convinzioni che impediscono alle persone di rivolgersi a uno psicologo sia nei momenti di crisi o di particolare difficoltà legata a fasi della vita, sia per approfondire la conoscenza di sé e del proprio funzionamento al fine di ampliare la propria consapevolezza.

In questo articolo approfondirò le cinque motivazioni più diffuse e frequenti che ostacolano la scelta di avviare un percorso psicologico, che consenta alla persona una crescita individuale.

#1: Posso confidarmi con i miei amici

Il supporto e il sostegno degli amici è una grande risorsa che, soprattutto nei momenti di vita complessi, aiuta a non sentirsi soli, ma il supporto psicologico è un intervento di altra natura, con modalità è struttura diversa.

Il colloquio con uno psicologo non prevedere solo la possibilità di poter confidare e sfogare i propri problemi, ma, sulla base della propria competenza professionale, lo psicologo aiuta il paziente a elaborare i propri vissuti, acquisendo consapevolezza circa le proprie emozioni, le proprie relazioni e i propri comportamenti. Inoltre, il segreto professionale, a cui lo psicologo è legato, consente al paziente di aprirsi su temi profondi e privati, in un luogo in cui non si sentirà giudicato.

#2: Lo psicologo è una cosa da ricchi

Spesso si pensa che un percorso psicologico richieda più sedute a settimana, a cui ovviamente consegue un costo esorbitante. Invece, ormai quasi tutti i professionisti, psicologi e psicoterapeuti, propongo una seduta settimanale o anche una seduta ogni 15 giorni in base alle esigenze, che rende la spesa del percorso sicuramente più accessibile.

Sicuramente è innegabile che vi sia un investimento economico ma bisogna considerarlo come un investimento sulla propria salute e sul proprio benessere, paragonabile a qualunque altra spesa sanitaria. Inoltre, come tutte le spese sanitarie è fiscalmente detraibile.

#3: Solo i deboli vanno dallo psicologo

Intraprendere un percorso che mette in discussione se stessi, il modo in cui ci si percepisce e ci si rapporta agli altri richiede tantissimo coraggio, sin dal momento in cui si decide di fare la prima telefonata per chiedere un appuntamento.

Ci vuole coraggio per ammettere la propria sofferenza, per chiedere aiuto e per mettersi in discussione. È più facile fare finta di niente di fronte ai problemi, magari scaricando la colpa sugli altri, ed è più facile non ammettere di avere bisogno di aiuto. 

#4: Ce la faccio da solo

Questo si ricollega con l’idea che chi chiede aiuto è debole, mentre chi resiste e ce la fa da solo è forte.

Spesso chi pensa che ce la sta facendo da solo in realtà non sta affatto affrontando il problema, anzi lo sta mettendo da parte, lo sta congelando, convinto che col tempo questo non ci sia più. Invece, poi si ritrova a rivivere sempre gli stessi problemi, le stesse delusioni, le stesse relazioni fallimentari, in un ciclo ripetitivo e sempre uguale.

Le difficoltà vanno elaborate ed attraversate, purtroppo da soli non si ha la lucidità sufficiente per mettersi completamente in discussione, pertanto i problemi si ripropongono e i sintomi aumentano col passare del tempo.

#5: Non mi serve

Non si è sempre consapevoli dei propri problemi. Ci sono delle persone che avvertono che nella propria vita c’è qualcosa che non li soddisfa a pieno e scelgo di intervenire per modificarla; ci sono altre persone, al contrario, che addossano i loro problemi all’esterno e che pensano che il proprio comportamento sia assolutamente normale. Questi sono i casi ovviamente più gravi e complessi, poiché la mancanza di consapevolezza fa sì che non si chieda aiuto, è importante quindi l’intervento dei familiari e degli amici che, laddove dovessero evidenziare delle particolari problematiche, dovrebbero incitare la persona a far luce sulle proprie difficoltà e affrontarle.

Dott.ssa Monia Crimaldi