Importanza del sintomo come segnale

Importanza del sintomo come segnale

Il sintomo sarebbe segno e sostituto di un soddisfacimento pulsionale che è mancato, è un risultato del processo di rimozione. La rimozione proviene dall'Io, il quale non vuole essere coinvolto in un investimento pulsionale che ha tratto origine dall'Es. L'Io, mediante la rimozione, ottiene che la rappresentazione portatrice dell'impulso sgradito venga tenuta lontana dalla coscienza. L'Io è la sede dell'angoscia.

Così, a poco a poco, si affida al sintomo la rappresentanza di interessi importanti. Configurazioni sintomatiche come quelle della nevrosi ossessiva e della paranoia assumono grande valore per l'Io, non perché gli rechino alcun vantaggio, ma perché gli procurano un soddisfacimento narcisistico non ottenibile altrimenti. Da tutte le relazioni sopra considerate risulta quello che è noto come "tornaconto (secondario) della malattia".

Il discorso analitico, per il quale il sintomo, la formazione dell’inconscio, è un messaggio e una strada da seguire per giungere al desiderio inespresso, è una strada troppo complessa e costosa, una strada che destabilizza e mette in dubbio l’identità ipertrofica e le certezze raggiunte. Il sintomo dunque oggi non è trattato come un messaggio, qualcosa da capire, il contenuto che ci potrebbe aiutare a vivere meglio, ma dev’essere eradicato, fatto sparire, per restituire l’individuo alla sua presunta integrità originaria

Il soggetto va educato a riconoscere l’inconscio, a “riabbonarsi” ad esso.
Nel transfert, che non è solo ripetizione dei sentimenti sperimentati nell’infanzia, si produce questo “innamoramento per l ‘inconscio” che permette di produrre la propria storia, reinventarla, rielaborarla, alla luce incessante del presente. Il racconto analitico, così come la diagnosi, non ha senso se non all’interno della relazione ed è la relazione analitica a produrre la costruzione del caso, a permettere di calcolare la posizione del soggetto rispetto alla domanda.
In una cura analitica non è in gioco il sapere dell’analista, ma quello dell’inconscio del soggetto.