PSICOTERAPIA AUTOGENA E PSICOTERAPIE BREVI

 La Psicoterapia Autogena a Breve Termine

 Le psicoterapie brevi e specificamente le loro indicazioni in un contesto, in cui aumenta sempre più la domanda di aiuto psicologico, bene si adattano alle esigenze della persona con disturbi emotivi e psicosomatici. L’intervento della psicoterapia breve è sempre indicato, anche in pazienti con disturbi gravi e cronici quali quelli della personalità.  L’intervento breve risulta efficace se si propone come modello multiteorico che utilizza più approcci tecnici: da quello più propriamente psicodinamico a quello interpersonale, da quello cognitivista a quello comportamentale. Si  integrano i vari orientamenti in un modello di psicoterapia breve capace di colpire diversi target che vanno dalla sintomatologia conclamata fino a manifestazioni maladattative del comportamento.

La scelta di un modello psicoterapeutico multiteorico, contempla molteplici influenze e si caratterizza per la brevità (dalle 10 alle 30-40 sedute, o più a seconda del caso), per la possibilità di focalizzare, un focus di quattro aree fondamentali (lutto, deficit e conflitti interpersonali, transizioni di ruolo)e per la flessibilità e l’ampiezza dei criteri di selezione. 

 
 La tecnica psicoterapeutica adleriana, ne valorizza la brevità sempre adeguata all’evoluzione del quadro clinico, l’eclettismo, l’importanza di considerare l’uomo da una prospettiva globale: biologica, psicologica e socioeconomica, tre componenti racchiuse nel concetto di “Stile di vita”. 
In alcuni casi, è possibile associare i farmaci alla psicoterapia breve in diversi disturbi quali il disturbo depressivo maggiore, il disturbo distimico, il disturbo di attacchi di panico, il disturbo bipolare, la bulimia nervosa e il disturbo borderline di personalità.  Quindi la possibilità in alcuni casi, quando ci sono forti resistenze psicologiche, di combinare i due trattamenti.
  

GENERALITA’ SULLE PSICOTERAPIE BREVI: STORIA E
ATTUALITA’
Freud intuì il transfert e due tipi di resistenza al cambiamento: la coazione a ripetere, ossia la “messa in atto del ricordo” che impedisce di ricordare realmente, e la reazione terapeutica negativa, ossia l’aggravamento paradossale dei sintomi dopo un’interpretazione adeguata. Nell’“Uomo dei lupi”, Freud fissò un termine all’analisi e vide che sotto la pressione di questa scadenza la resistenza e la fissazione alla malattia cedettero, e in un tempo straordinariamente breve l’analisi fornì tutto il materiale necessario per la soluzione delle inibizioni del malato e l’eliminazione dei suoi sintomi.
Infatti Adler fu il primo analista a rinunciare all’uso del lettino, scegliendo di sedersi di fronte ai pazienti, sottolineando che “lo sviluppo di una persona possa avvenire normalmente solo se viene raggiunto un livello adeguato di attitudine alla collaborazione”.