RESISTENZA AL CAMBIAMENTO, UNA SFIDA AL TERAPEUTA

Il desiderio di cambiare è ben diverso dal pretendere che qualcuno ci risolva i problemi

Di Laura Gazzella 

http://www.crescita-personale.it/cambiamento/2095/resistenza-al-cambiamento/3565/a

Di Laura Gazzella 

Con resistenza al cambiamento si fa di solito riferimento a tutte quelle risposte di “non accettazione”, consapevoli o meno, date dal paziente agli interventi proposti dal terapeuta. Tali risposte, verbali e non verbali, tendono in qualche modo a contrastare il lavoro con lo psicoterapeuta e a mantenere inalterato il problema lamentato oltre che l’equilibrio-omeostasi che tale problema assicura al paziente. Tuttavia il cambiamento è una parte inevitabile della vita e della crescita.

Di Laura Gazzella 

La resistenza al cambiamento è una sorta di reazione al cambiamento, è la manifestazione di come l’essere umano tenda a mantenere un’omeostasi generale. Quest’ultima è la condizione di stabilità interna di un sistema animato o inanimato che tende a rimanere tale anche in presenza di perturbazioni esterne. Quando un agente esterno infatti ne sposta la posizione, il sistema opererà per tornare al punto d’equilibrio originale.

L’essere umano, come sistema attivo, si trova tendenzialmente in una condizione di equilibrio che ottiene dopo una serie di aggiustamenti interni, ma cosa succede quando questo equilibrio non è più funzionale e le esigenze di cambiamento sono sempre più forti? La persona tenderà a boicottare la sua stessa terapia poiché quell’omeostasi raggiunta, per quanto disfunzionale, la rassicura e cambiare, si sa, non è facile, richiede un forte dispendio di energie. In parte è naturale dunque che sia così, proprio perché ogni cambiamento implica l’esperienza emozionale dei propri sentimenti in conflitto che è in parte dolorosa, paurosa, o gravata dal senso di colpa.

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La resistenza al cambiamento: una sfida al terapeuta

Individuare il tipo di resistenza al cambiamento è assolutamente importante per il terapeuta al fine di poter eseguire un lavoro produttivo. Il terapeuta, per produrre il cambiamento e aggirare la resistenza, può focalizzarsi su piccoli cambiamenti apparentemente semplici al fine di non far sentire il paziente sottoposto a richieste esagerate rispetto alla percezione delle proprie risorse personali. Le strategie di azione selezionate dal terapeuta per aggirare la resistenza al cambiamento dovrebbero essere indirette o coperte per produrre un cambiamento molto più grande di quello che il paziente possa aspettarsi.

All’interno di un sistema anche il cambiamento di un piccolo particolare produce uno squilibrio e una modifica all’interno dell’intero sistema. Questo vuol dire che cambiamenti minimi possono innescare una reazione a catena di modificazioni all’interno del sistema che hanno il fine di riequilibrare il sistema stesso.

Per aggirare la resistenza al cambiamento in psicoterapia possono essere utilizzate efficacemente tecniche comunicative strategiche attraverso cui il terapeuta si mette in gioco per de-strutturare la visione disfunzionale della realtà che crea il problema. Le tecniche di comunicazione persuasoria aiutano ad aggirare la resistenza al cambiamento perché permettono al paziente di vedere e “sentire” il suo problema in maniera diversa.

 

Dott. Adriano Stefani.

E se non mi piace il mio Psicoterapeuta?

http://www.adrianostefani.it/articolo-psicologia.php?id_art=64 

 

IL PAZIENTE OPPOSITIVO.   In "Quando la psicoterapia non funziona"

http://www.adrianostefani.it/articolo-psicologia.php?id_art=50


C’è un tipo di persona che passa da uno specialista della salute mentale all’altro per poi dire: Ho frequentato ogni tipo di psicologo e di psichiatra per le mie difficoltà e non è migliorato nulla”.
Va regolarmente agli appuntamenti, segue tutte le raccomandazioni ma continua a soffrire molto. E’ chiaro – per il paziente – che le sue difficoltà derivano dalla incapacità degli specialisti che non riescono a curarlo.
Questo tipo di persona, in apparenza consenziente e disponibile, in fondo tende ad opporsi e a giudicare: preferisce punire il terapeuta piuttosto che prendersi cura di sé. Di conseguenza la sua motivazione ad impegnarsi nella terapia viene contrastata dal suo risentimento. E la persona che ci rimette di più, naturalmente, è il paziente stesso.
In questi casi il compito del terapeuta sarà quello di aiutare il paziente a rendersi consapevole del proprio stile oppositivo e indiretto che si manifesta in terapia come nella sua vita.